Flyaway, mosche d'Autore - FlyfishingFlies


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Diario di Viaggio

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Il caffè della Miriam è caldo, leggermente aromatico e forte. Il profumo mi cattura appena varco la soglia della mia camera e mi conforta nel breve percorso fino a quella di Alberto. Da diversi anni ormai prendo il caffè senza zucchero per catturarne intatte tutte le sue essenze aromatiche. Un giorno scriverò qualcosa sulla fondamentale importanza del caffè nella PaM. Ho assorbito bene il jet lag, dato dalle -9 ore di differenza del fuso orario. Osservo lo sguardo dei miei compagni di pesca, mentre facciamo la prima colazione, e non posso non intravedere quello strano bagliore che li accende, anche in queste prime ore del giorno. Se gli occhi sono lo specchio dell'anima, le fiamme che fanno ardere di passione la nostre anime devono avere la temperatura stessa di quelle dell'inferno! La passione per le SH è qualcosa che bolle dentro, qualcosa che ti fa sentire come una pentola a pressione. Oggi è il 22 settembre, S. Maurizio, rivolgo un silenzioso sguardo verso il cielo velato di nuvole e mi avvio verso il Grand Cherokee. Il sole dei primi giorni è scomparso e il canale meteo promette pioggia e vento. La mia fame di SH e la mia motivazione sono forti. Mentre corriamo verso Kitiwanga ripasso mentalmente i punti cruciali dell'azione di pesca. I livelli dello Skeena sono molto bassi ed è uno svantaggio, ma è altrettanto vero che questo mi consentirà di avvicinarmi maggiormente con il lancio alla riva opposta. L'acqua non corre a sufficienza e questo è il vero problema. Analizzo i pro e contro con i mezzi tecnici che sono riuscito a somatizzare fino ad oggi. Lascio i miei pensieri per ascoltare i preziosi consigli di Alberto che, dopo 18 stagioni in B.C., è un vera autorità in materia. Nei giorni trascorsi insieme mi ha consentito di saccheggiare il suo vasto patrimonio di conoscenze con 100 e più domande. Le risposte che mi ha dato, si sono regolarmente rivelate preziose in pesca. Grazie ad Alberto ho potuto utilizzare con più perizia le attrezzature pesanti e approfondire le tattiche di pesca alla SH, di cui è maestro indiscusso. Quando scendiamo nella pool, tocco istintivamente l'acqua con le dita e compio un innocente gesto scaramantico. Inizio a scendere il fiume in coppia con Alberto, lui dietro ed io davanti. Stamani ho scelto una coda da 150 grani, un tippet da 12 lbs ed una piccola sucking leech nera. La dotazione di code, con tip affondante, che mi accompagna è composta da: 130, 150, 200 e 300 grani. Non manca anche una WF8F nel caso si debba pescare a secca o i livelli dell'acqua costringano ad utilizzare una galleggiante.

San Maurizio


Kitiwanga

Babine






BulkleyTelkwa


Quelle che ho utilizzato prevalentemente in B.C. sono le prime tre.
Eseguo un paio di lanci con la massima concentrazione. Il mio compagno mi suggerisce un paio di correttivi relativamente alla posizione del vettino a fine lancio. Lancio per la terza volta: <<Questo è buono>> mi grida Alberto. Sento scendere il mio artificiale come fosse attratto da un magnete, la passata è ottima! La voce del mio amico è ancora nelle orecchie quando sento un attacco potente al mio artificiale. Ferro con un gesto meccanico, ma non sufficientemente deciso. La garbata nota di biasimo non tarda ad arrivare: <<Ferra con più decisione! Anche due volte, se necessario!>>

Intanto la SH è partita come un treno verso la riva opposta. Dato che mi trovo praticamente in mezzo alla pool, portarla a riva significherà combattere e fare una bella passeggiata a marcia indietro. Quando inizio la lunga camminata, dopo aver messo sotto controllo (si fa molto per dire) la steely, mi sento come un maiale che cammina sui trampoli (come ironizza una simpatica pubblicità della Patagonia). E' in questi casi che la tonicità dei muscoli delle gambe, unita al fatto di calzare lo scarpone giusto, fanno la differenza! Lavoro di mulinello cedendo e recuperando coda, ma la SH rimane ancora misteriosamente sotto la superficie senza manifestarsi. Ora mi sto muovendo lateralmente, mostrando il fianco alla riva, per evitare sorprese. Il piede destro mi scivola e, per non cadere, piego il ginocchio fino a toccare il fondo. Mi ritrovo così in una sorta di liquida genuflessione e, proprio in quel momento, la SH salta e risalta battendo sull'acqua. Urlo di piacere nel vederla! E' un discreto esemplare, ma non è enorme. In compenso è fresca e molto combattiva. Tengo duro e quella riparte. Mi rialzo a fatica e continuo a combattere.
Quando le braccia cominciano a sentire la tensione, arriva il primo cedimento del pesce, allora ne approfitto per trascinarla e guadagnare preziosi metri verso riva. Quando sono a pochi metri la mia preda tenta un'ultima fuga, quella che può rivelarsi la più pericolosa ai fini della cattura. Il pesce disegna una grossa V nell'acqua cercando scampo verso le profondità dell'alveo, ma non le offro nessuna opportunità. La fermo con decisione, la riporto vicina e poi la ruoto su un fianco. L'aggiro con ritrovata agilità e l'afferro per la coda: ora è mia! La Miriam ha ripreso tutta la scena con la telecamera ed ora mi scatta una foto. Alberto con un gesto di approvazione, mi batte una mano sulla spalla. Un sorriso grande una casa mi si stampa sulla faccia: oggi è S. Maurizio.


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